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YOSEIKAN KARATE
                           "il posto per coltivare la verità e giustizia"

Il saluto.

All'inizio ed al termine della lezione, si effettua il saluto.
Gli allievi si dispongono tutti in fila, in ordine di Grado.
Il Maestro si dispone davanti alla fila.

Il SEMPAI (l'allievo più alto in grado del Dojo dopo il Maestro) di turno comanderà il SEIZA (seduti secondo il metodo tradizionale giapponese).

Gli allievi udito il comando dovranno, uno dopo l'altro in ordine di grado, mettersi in SEIZA per il saluto.

Solo al termine della lezione, e non obbligatoriamente, in posizione di SEIZA il Sempai chiamerà il MOKUSO ( occhi chiusi per la meditazione ).

Talvolta, durante il mokuso, si recita il DOJO KUN con il seguente criterio:
il Sempai recita ad alta voce i principi del dojo uno per uno e gli altri allievi li ripetono ad alta voce.

Il comando MOKUSO YAME, chiude la fase di mokuso.

Il Sempai inizia il saluto:
SHOMEN NI REI (in avanti, rivolto al maestro fondatore)
SENSEI NI REI (rivolto all'istruttore del Dojo)
OTAGAI NI REI (tra gli allievi sempre rivolti in avanti).

Successivamente il SEMPAI comanderà il KIRITZU (alzarsi in piedi) e solo a questo punto gli allievi potranno alzarsi per iniziare o terminare la lezione.

Quando si entra nel dojo e quando si esce per qualsiasi ragione, è previsto che si saluti il maestro ed i compagni o, comunque, il dojo stesso con un breve inchino stando in piedi con le braccia lungo i fianchi, talloni uniti e punte dei piedi divaricate a 45 gradi.

Se si arriva in ritardo all'allenamento, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto, a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si entra.

Se si deve abbandonare l'allenamento prima del termine, si chiede il permesso al maestro poi, passando dietro a tutti, e mai davanti, ci si porta verso l'uscita, ci si mette in SEIZA rivolti verso il maestro e si attende il suo saluto: a quel punto si esegue il saluto tradizionale e si esce.

Questa particolare forma cerimoniale, che a noi occidentali può risultare poco familiare, ed alle volte anche ridicola, ha invece nei paesi dell'estremo oriente, un ruolo basilare nelle relazioni sociali, ed una tradizione millenaria. Il Giappone, patria del karate-do, non si sottrae a questo civilissimo costume, e di conseguenza neanche il karate-do.

Per questo motivo, le forme cerimoniali di saluto, rivestono una particolare importanza nel karate.

Il saluto è un atto di rispetto nei confronti del nostro compagno d'allenamento, dell'avversario in combattimento, del Dojo, del Maestro e di noi stessi. Il rispetto si manifesta attraverso una pratica attenta e corretta, ottenuta mediante il raggiungimento di un giusto atteggiamento mentale e spirituale (zanshin).


Il saluto è quindi il rito che celebra, con un atto esteriore, un avvenimento interiore: il cambiamento di atteggiamento mentale.

Il saluto scandisce l'inizio e la fine di ogni attività nel Dojo, e deve essere eseguito correttamente. La fretta dei movimenti, il rilassamento nella posizione sono segni di un karate superficiale privo di significato.

Il saluto si esegue in due maniere:

RITSU - REI

Il saluto in posizione eretta.

Questo saluto è generalmente impiegato quando si entra in un Dojo e quando vi si esce, nel caso specifico del karate quando si sale o scende dal tatami; in questo modo salutate il luogo di studio, il maestro e tutti quanti sono chiamati a venirvi a studiare, oltre che impostare lo stato mentale nella condizione di rei-no-kokoro (lo spirito del rispetto).

Esso si esegue egualmente quando invitate qualcuno ad esercitarsi con voi e quando avete terminato l'allenamento.
E' eseguito in tutte le competizioni. Si saluta sempre all'inizio e alla fine di un kumite o kata.

ZA - REI

Questo saluto è soprattutto impiegato all'inizio e alla fine di una lezione collettiva. Maestri ed allievi si testimoniano così il loro mutuo rispetto oltre che impostare lo stato mentale nella condizione di rei-no-kokoro (lo spirito del rispetto).

Dojo Kun

5 regole comportamentali che si pronunciano all'inizio e, in particolare, al termine di ogni seduta di allenamento.

La tradizione vuole che il primo Maestro ad introdurre i precetti delDojo Kun sia stato Sakugawa Tode (1733-1815) che li estrapolò dall'etica Confuciana.
Si dice che il Dojo Kun sia stato introdotto nella tradizione del Karate per garantire la condotta corretta dei suoi praticanti e che fosse considerato una sorta di comandamento da rispettare anche al di fuori dell'ambiente proprio del Karate.

1

JINKAKU KANSEI NI TSUTOMURU KOTO
(gincacu canseini sutomurokoto)"Impegnati a raggiungere la perfezione del carattere"

2

MAKOTO NO MICHI O MAMURU KOTO
(macoto no mici o mamorukoto)"Persegui la strada della sincerità"

3

DORYOKU NO SEISHIN O YASHINAU KOTO
(dorioku no seiscin o iascinaokoto)"Rafforza instancabilmente lo spirito"

4

REIGI O OMONZURU KOTO
(reighi omonzurokoto) "Osserva un comportamento impeccabile all’insegna del rispetto universale"

5

KEKKI NO YU O IMASHIMURU KOTO
(checchi no iuo imashimerukoto) "Acquisisci con coraggio, il controllo sul tuo spirito istintivo"

“sull'isola immersa nel sole del sud
caduta dal cielo, è l'arte della mano nuda,
che mi preoccupa, perché non deve spegnersi.
Chi vorrà farla sopravvivere e fiorire?
Davanti al cielo azzurro io assumo l'impegno.”

(Gichin Funakoshi)

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