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YOSEIKAN KARATE
                           "il posto per coltivare la verità e giustizia"

KARATE

“Il karate inizia con il rispetto e finisce con il rispetto”

(Gichin Funakoshi )

Ilmonaco buddista indiano Damura Daishi ( Bodhidharma “ Tamo in cinese”), il fondatore del Buddismo Zen, ha dato origine al karate, si data l’ordine Shaolin circa al 540 ac. Bodhidharma, all’origine di questa nuova corrente di pensiero, inventò metodi di movimenti fondati sui movimenti naturali degli animali.

Egli effettuò un lungo percorso dall’India sino alla Cina allo scopo di insegnarvi il buddismo e per incontrare l’imperatore. Nello stesso periodo l’Imperatore cercò i primi monaci buddisti ( Tao Zen ) per tradurre i testi buddisti dal Sanscrito al Cinese, affinché la popolazione potesse praticare questa religione. Era un nobile progetto, ma a quel tempo l’imperatore credette che questo dovesse essere il suo cammino per il Nirvana, Bodhidharma lo disapprovava. Bodhidharma sostenne che non era possibile raggiungere questo obiettivo attraverso le buone azioni degli altri, persino quelle effettuate in suo nome. A partire da questo momento, a causa di questa discrepanza di idee l’imperatore cinese ed il Bodhidharma chiusero ogni contatto. Ma fu in quest’ultimo viaggio, in prossimità dei templi buddisti, che il Bodhidharma volle incontrare gli stessi che tradussero i testi. Il tempio fu costruito anni prima nei resti di una foresta che fu completamente distrutta col fuoco. Al tempo della costruzione del tempio, i giardinieri dell'Imperatore piantarono anche nuovi alberi. Così il tempio fu chiamato "giovane (o nuova) foresta" (Shaolin in Mandarino, Sil Lum in Cantonese). Quando il Bodhidharma arrivò in prossimità del Tempio, i monaci vedendo arrivare un membro ufficiale di un monastero straniero, gli impedirono di entrare e lo confinarono in una caverna. Qui il Bodhidharma meditò fino a quando i monaci, rendendosi conto della validità della sua religione, cominciarono ad ammirarlo. La leggenda dice che egli forò un lato della caverna con il suo sguardo fisso. Inoltre durante questo periodo di meditazione vi fu un momento in cui fallì nel suo scopo e si mise a dormire. Decise così di tagliarsi le palpebre, affinché questa cosa non si ripetesse. Le palpebre cadendo al suolo generarono un albero sacro in Cina, con le foglie a forma di palpebra.

Quando il Bodhidharma, riunì i monaci, si rese conto che non erano più in buone condizioni fisiche; trascorrevano la maggior parte della sua vita sui tavoli a trascrivere dei manoscritti. I monaci Shaolin mancavano di preparazione fisica e mentale necessaria alla pratica dei basilari esercizi di meditazione buddista.Bodhidharma volle sopperire a questa loro debolezza, insegnando loro una serie di movimenti destinati a sviluppare le loro capacità fisiche.
Questi esercizi di Yoga indiano erano basati sui movimenti dei diciotto animali dell’iconografia indo-cinese. Questi erano le prime fondamenta del Kung-Fu Shaolin.Questi esercizi, basati sui movimenti naturali degli animali, verranno poi sviluppati in un sistema reali d’arti marziali, il Shorinji Kempo.

Il Bodhidharma insegnò questi esercizi ai monaci del monastero Shaolin-Szu. Si dice che la pratica religiosa nei templi fosse così rigida che era necessario far ricorso a tutta la propria forza mentale e resistenza psicofisica per sopportare l’aspra vita all’interno del tempio. Questi esercizi fisici, col trascorrere del tempo, sono stati praticati regolarmente dai monaci e utilizzati come autodifesa. Più tardi questa metodologia di formazione, di sviluppo mentale e fisico, venne modificata e completata, poi divenuto quello che noi chiamiamo “Metodo di combattimento Shaolin”. Quest’arte in seguito venne diffusa in tutta la Cina sviluppandola in parecchie scuole e le fu dato il nome collettivo di “Ch’uan-Fa” ( Kung Fu ).E’ difficile dire in maniera precisa quando questi esercizi divennero delle arti marziali. Probabilmente la parte marziale si è dovuta sviluppare in seguito ad una necessità di autodifesa.
In effetti il tempio Shaolin era situato in un luogo ritirato dove occasionalmente i banditi e gli animali selvaggi creavano problemi. Qualche tempo dopo questi movimenti furono codificati in un sistema di autodifesa vero e proprio. Con il passar del tempo, questa setta buddista divenne sempre più distinta man mano che le arti marziali venivano studiate. Questo non vuol dire che Tamo "inventò" le arti marziali. Le arti marziali esistevano in Cina da secoli. Ma dentro i confini del tempio, era possibile sviluppare e codificare queste arti marziali in nuovi e differenti stili che sarebbero diventati ovviamente Shaolin.

Il villaggio di Kume ha avuto un ruolo fondamentale e durante cinque secoli i cinesi praticavano arti da combattimento, ma è soltanto dopo il 1830 che queste arti diventano più accessibili agli abitanti do Okinawa. In seguito alla dominazione giapponese, il ruolo fulcro di Kume viene a mancare e i cinesi residenti in questo villaggio decidono di rientrare in Cina o si integrano con la popolazione locale. Ne segue una generale apertura nei confronti degli abitanti di Okinawa, per tutto ciò che riguardava la loro cultura, compresa la trasmissione delle arti da combattimento. Per dare un esempio Kanryo Higaonna, nato a Naha nel 1852, parte per la Cina per studiare approfonditamente l'arte del combattimento che aveva cominciato ad apprendere sotto la direzione di un adepto di Kume. Dopo un soggiorno di quindici anni in Cina, ritorna a Okinawa e fonda una scuola che, anch'essa, viene chiamata Naha-te. Storicamente il Naha-te implica quindi il Naha-te dei cinesi del villaggio di Kume e la scuola fondata da K. Higaonna, che ne e parzialmente derivata. Il Naha-te rinnovato da K. Higaonna, è stato ripreso dal suo allievo Chojun Miyagi che, come il suo maestro, andò a studiare in Cina. Egli ha chiamato la sua scuola Goju-ryu. E cosi che la tradizione del Naha-te, erede fedele dell'arte cinese del combattimento, è perpetuata da questa scuola.
Il contributo antico dei cinesi insediati a Kume e il rinnovamento di K. Higaonna si congiunsero; la loro denominazione, unica alla fine del secolo XIX, lo conferma. Entrambi hanno in comune la trasmissione fedele e lo sviluppo dell'arte cinese del combattimento. Di fatto, possiamo oggigiorno trovare numerosi aspetti comuni tra il Naha-te (Goju-ryu) e 1'arte del combattimento del sud della Cina.
Esiste ancora una questione aperta sull’esistenza o meno a Okinawa di tecniche di combattimento antecedenti l’introduzione delle arti cinesi da combattimento. Non esistono tutt’ora prove esaurienti per confermarne o negarne l’esistenza. Resta comunque il fatto che sia i cinesi del villaggio di Kume ed in seguito le rielaborazioni e i rinnovamenti apportati da K. Higaonna condussero entrambi alla fedele trasmissione ed in seguito allo sviluppo dell’arte cinese da combattimento. Quest’ultima in origine si sviluppò sotto il nome di Naha te, poi come Goju-Ryu, resta comunque il fatto che vi siano moltissime affinità tra il Goju-Ryu e l’arte da combattimento del sud della Cina. Più oscure sono invece la nascita e lo sviluppo dello Shuri-Te e Tomari-Te. A tale scopo va sottolineato il fatto che i predomini cinesi e giapponesi hanno avuto delle risonanze differenti. In modo particolare la dominazione cinese si era stabilita ad Okinawa con il beneplacito delle popolazioni locali. Questo doveva servire per sviluppare e rafforzare i commerci dell’isola. Diversa invece fu la dominazione giapponese: Satsuma si impose con la forza. L’organizzazione di Okinawa dovette adeguarsi diversamente accondiscendendo i vassalli di Satsuma, che col trascorrere del tempo persero gran parte dei loro privilegi miscelandosi con le altre classi sociali. Per un rappresentante di questa classe sociale il fatto di conoscere l’arte del combattimento era visto più come un privilegio che una necessità di vita. Questa cosa venne sentita ancora di più una volta che si venne a creare questa sorta di rimescolio tra le classi sociali. Il conoscere l’arte da combattimento diveniva ancora più un privilegio e motivo di fierezza. Per questo motivo molto probabilmente la pratica delle arti da combattimento ha avuto da sempre un carattere di clandestinità, quasi di esoterismo. Il karate di Okinawa contiene parecchie caratteristiche dell’arte cinese. Uno dei maestri più antichi di cui si abbiano testimonianze è Kanga Sakugawa (1782-1865); non si conosce esattamente la sua vita. Tutto ciò che sappiamo ci è stato tramandato attraverso racconti e leggende. Ciò però che è certo è che il suo contributo alla formazione del Karate sia notevole. La maggior parte delle caratteristiche comuni tra il Naha-te e l’arte cinese, provengono dalla Scuola del Sud, mentre lo Shuri-Te e il Tomari-Te contengono esplicitamente elementi della Scuola del Nord. Sakugawa soggiornò a Pechino, dove si praticava la scuola del Nord. E’ possibile che l’importazione di elementi della scuola del nord da parte di un viaggiatore di Okinawa risalga appunto a Sakugawa. Egli rappresenta un punto di svolta nella formazione del karate. Prima di lui le influenze erano per al maggior parte della scuola del sud, da questo momento in poi si avrà un rinnovamento con l’introduzione di nuovi elementi portati dalla scuola del Nord. Prima di Sakukawa tutti i viaggiatori che si erano recati in Cina avevano soggiornato nella città di Fuzhon, nel sud della Cina. Questi nuovi elementi saranno le caratteristiche peculiari degli indirizzi di pensiero Shuri e Tomari. Secondo le cronache Sakugawa si sarebbe recato tre volte in Cina e nell’ultimo viaggio avrebbe portato con se il suo allievo Sokon Matsumura. Durante il loro soggiorno Sakugawa si sarebbe ammalato e sarebbe in seguito morto. Sarebbe stato sepolto alla periferia di Pechino. Resta ancora l’incertezza sulla data della esatta morte di Sakugawa, non esiste alcun documento storico per attestarne l’esattezza.
La formazione e l’evoluzione del karate assume un contorno più definito con la figura di Sokon Matsumura. Ogni tentativo di ricercasi qualsiasi elemento che conducano alla moderna pratica del karate portano a lui. Possiamo senza dubbio affermare che quando parliamo di Shuri-Te, parliamo della sua arte. Alcun documento ne prova l’utenticità, ma quasi sicuramente fu allievo di Sakugava ed ebbe contatti con un cinese di nome Iwa che Matsumura in seguito indicheraà come maestro. L’innovazione di Matsumura sta nel fatto di aver introdotto un metodo di trasmissione di questa arte sistematico e di aver apportato una integrazione di diversi elementi quali: la tradizione del Te degli abitanti di Okinawa, la tradizione della spada Jigen-ryu e l’arte cinese del combattimento. L’importanza di Matsumura sta inoltre nel fatto di aver formato molti allievi ed alcuni di loro a loro volta divenuto maestri si sono prodigati nel contribuire la diffusione e l’evoluzione del Karate. Tra i più importanti maestri, allievi di Matsumura ricordiamo Anko Asato, Anko Itosu, Kentsu Yabu, Chomo Kiyan. Questi allievi contribuirono alla formazione ed evoluzione delle varie forme di Karate nell’isola di Okinawa, in modo particolare Itosu ed i suoi allievi porteranno il karate in una nuova direzione, in un nuovo modo di pensare, molto vicino a quello che è il karate tradizionale dei giorni nostri.

La tradizione popolare spesso ci ha tramandato l’idea che il karate fosse nato dalla necessità della popolazione di Okinawa, privata delle armi, di difendersi e di lottare contro gli oppressori questa è una iteoria pressoché errata e analizzare brevemente la storia di quest’isola aiuterà a comprendere quali furono realmente i motori che spinsero la diffusione del karate, prima segretamente tra la nobiltà di Okinawa, poi ampiamente in tutto il Giappone. Fin dai tempi antichi i popoli che abitavano l’isola di Okinawa erano essenzialmente agricoltori e pescatori. Esistono delle teorie per le quali è ragionevole pensare che quest’isola nel corso dei secoli sia stata attraversata da flussi migratori, , diretti verso il Giappone, l’ultima in tempi presso che recenti. E’ quindi possibile che diverse etnie siano comuni ai giapponesi dell’isola principale e gli abitanti di Okinawa. Tra i sec III a.c ed il III d.c. Il Giappone evolve, sotto l’influenza della Cina, entrando nella così detta età del ferro.
Questo è un periodo decisamente importante per il Giappone il quale assorbe completamente la cultura cinese, fondando uno stato proprio sul modello della Cina. Okinawa, resta fuori da questa evoluzione, mentre il Giappone si lega fortemente alla Cina, quest’isola rimane isolata, mantenendo contatti veramente minimi. Questo isolamento va avanti sino al sec. IX, quanto la società ad okinawa comincia lentamente a prendere un nuovo volto. Si affermano in certe regioni alcune forze locali, capi tribù chiamati Aji, questa evoluzione coincide con l’utilizzo di utensili in ferro introdotti dal Giappone. Questo nuovo modo di operare fa si che questi Aji riescano ad aumentare la produttività e ad incrementare la loro forza in seno ad una società che stava prendendo forma. Questo portò inoltre un nuovo impulso allo sviluppo culturale a cui fece seguito il Buddismo. Durante i secoli XII e XIII nascono alleanze, conflitti tra le comunità tribali da cui sorgono tre sorte di federazioni Chuzan (Montagna di mezzo), Nazan (Montagna del Sud) e Hokuzan (Montagna del nord). Tale periodo prende nome, periodo delle tre montagne.
Durante il secolo XIV si aprì un nuovo corso nella storia di Okinawa quando alcuni capi, ciascuno per conto proprio, entrarono in contatto con la Cina, stabilendo rapporti con la dinastia cinese Ming. Fu il re Satto per primo a volere una relazione di vassallaggio con la Cina. Possiamo sicuramente affermare che in questo momento cominciarono a trasmettersi i primi elementi delle arti marziali dalla Cina a Okinawa. Durante questo periodo la società evolve ad un ritmo elevato, i cinesi diedero nome Ryukyu in sostituzione al nome originario che era Okinawa Jima. Tale nome verrà conservato sino alla fine del XIX secolo, quando Okinawa tornerà ad essere il nome ufficiale.
In seguito divenne compito dell’imperatore cinese conferire il titolo ai re di Okinawa, questo avveniva mediante l’invio di una ambasceria nell’isola. Questa risiedeva nell’isola per un periodo che poteva andare anche sino a dieci mesi ed era composta sia da militari che civili. Dal 1372 al 1866 questo rituale venne ripetuto 23 volte e si suppone che abbia avuto una rilevante importanza nella trasmissione delle arti marziali. Nel 1392 un ulteriore spinta al processo di centralizzazione del potere e del mantenimento della dipendenza dalla Cina si ebbe quando il re di Ryukyu chiese che n gruppo di famiglie cinesi si insediasse nell’isola. Questo gruppo denominato delle “36 famiglie”, svolgeva un ruolo decisivo e molto importante nelle relazioni tra la Cina e Ryukyu (Okinawa). E’ ragionevole pensare che questo gruppo di immigrati, praticasse l’arte del combattimento, una sorta di privilegio che oltre a rafforzare le loro capacità di difesa, faceva crescere la loro autorità in seno alla società okinawese.
Nei primi anni del XV secolo venne costituito uno stato unificato a Ryukyu, quando uno dei capi annientò gli altri due. Ognuno dei capi locali governava invece il proprio territorio in maniera abbastanza autonoma. Questo stato unificato si chiamo Shō. In seguito a questa unificazione, vi furono una serie di conflitti e tumulti che portarono ad una serie di sconvolgimenti che perdurarono sino al 1469 quando il ministro delle finanze della famiglia Shō prese il potere assumendo il nome di Shō En. La dinastia Shō En ebbe ha avuto lunga vita, infatti è arrivata a ben diciannove generazione sino alla fine del secolo XIX. Colui che riuscì ad organizzare un potente stato centralizzato fu il figlio di Shō En, Shō Shin, obbligando tutti i capi locali a risiedere a Shuri, divenuta la sede del governo. Fece erigere nel 1509 il castello di Shuri ( Shuri-jō). All’interno dell’edificio fece inoltre costruire un monumento con una importante iscrizione attraverso la quale si comprende chiaramente come la cultura cinese avesse avuto una grande importanza per la cultura Okinawese, venendo a creare un nuovo modello che stravolse lo stile di vita degli abitanti stessi dell’isola. Effettuò inoltre il primo disarmo della popolazione raccogliendo tutte le armi nel proprio castello. Questo è un punto abbastanza delicato poiché questo primo disarmo è stato un avvenimento interno e non è stato fatto da stranieri. Spesso la nascita de karate è stata associata ad una rivolta popolare contro un’invasore che avrebbe privato tutta la popolazione degli armamenti. Una ulteriore interpretazione era stata in chiave di una insurrezione popolare nei confronti del governo oppressivo. La realtà era ben diversa, la popolazione non possedeva armi e tale politica mirata al disarmo toccò particolarmente solo i signori locali. La nascita del karate non va vista quindi come rivolta della popolazione nei confronti del governo di Shō Shin. L’egemonia Shō dominava pressoché tutta l’isola, ma doveva far fronte ad attacchi provenienti dal mare ed in particolare da pirati chiamati Wakō, pirati originari del Giappone del sud. Col passare degli anni ed in modo particolare a causa dei rapporti e negoziati tra Giappone e Cina, la pirateria dei Wakō su trasforma gradualmente in vero e proprio commercio marittimo in modo particolare con la Corea e L’Indonesia. Questi rapporti commerciali porteranno Ryukyu ad essere un obiettivo importante per l’invasione giapponese.
Nel 1609 la signoria dei Satsuma invade Ryukyu, oramai il suo armamento era divenuto decisamente inferiore a quello dei giapponesi i quali per la prima volta utilizzarono le armi da fuoco. Gli abitanti di Ryukyu che oramai erano stati tenuti lontano dalle armi per troppo tempo, non riuscirono a tener testa all’invasione giapponese.
Fino a tutto il secolo XIX Ryukyu visse sotto la dominazione sia cinese che giapponese; la signoria di Satsuma permetteva che si mantenessero i rapporti di vassallaggio con la Cina, beneficiando così in modo indiretto di una relazione marittima con quest’ultima. In queste condizioni la cultura di Okinawa oppressa sia da quella cinese che giapponese, non ha potuto svilupparsi; solo con lo sviluppo del karate nel XX secolo in tutto il Giappone, che l’isola ha potuto riaffermare la propria identità.


La proibizione delle armi, avvenuta nel sec. XV da parte del re di Ryukyu, risulta precedente alla dominazione da parte dei feudatari giapponesi. Non vi sono testimonianze storiche del fatto che i contadini praticassero alcuna arte da combattimento. Se questa si stava sviluppando era esclusivamente tra gli antichi capi locali che erano stati elevati a ruolo di nobili dallo stesso re di Ryukyu. E’ probabile che sia le ambascerie cinesi che gli stessi cinesi che si trasferirono a Ryukyu, praticassero un’arte da combattimento e la tramandassero alle popolazioni locali, solamente la cerchia privilegiata della nobiltà aveva l’occasione di apprenderla. Un esempio di ciò può essere sicuramente l’Udon-Te, letteralmente udon significa palazzo e ciò rafforza ancora di più l’idea che queste arti da combattimento fossero esclusivamente praticate dai nobili. Questa tecnica in particolare si differenzia dal karate per le tecniche di proiezione e di presa. Rimane ancora da chiarire per quale ragione gli abitanti di Ryukyu si interessarono in modo particolare all’arte cinese del combattimento a mani nude, piuttosto che ad altre arti da combattimento, come la spada, bastone o tiro con l’arco. Le ragioni possono essere tante; è giusto considerare il fatto che essi avessero già sviluppato diverse tecniche di difesa a mani nude, data l’interdizione che vigeva all’uso delle armi, e trovarono nelle arti da combattimento cinesi uno stimolo per affinare le tecniche già sviluppate ed apprenderne di nuove. Diciamo che videro nei cinesi una decisiva opportunità di miglioramento. Ad avvalorare la tesi che in Ryukyu si fosse sviluppata una tecnica, seppur ancora rozza, da combattimento ancora prima dei contatti coi cinesi, possiamo considerare il fatto che per lungo tempo dopo il contatto cinese vi fu una sorta di contrapposizione di termini nel definire quella che era l’arte cinese To De e quella sviluppatasi in loco Okinawa Te, a sua volta divisa in Tomari Te, Naha Te e Shuri Te a seconda della città di origine. Questo quasi a voler rivendicare il fatto che queste arti da combattimento fossero già presenti all’arrivo dei cinesi. Il problema consiste nel fatto che tutt’oggi non sono stati ritrovati documenti storici che ci permettono di indagare lontani nel tempo. Esistono testimonianze di alcune danze locali ad Okinawa, i cui movimenti e sequenze ricordano da vicino molti passaggi di Kata.
Dopo aver occupato Ryukyu, i giapponesi della famiglia di Satsuma, mantenendo l’interdizione delle armi già vigente nell’isola, stabilirono un proprio dominio, all’interno del quale le gerarchie divennero sempre più rigide. Si trattava di un vero e proprio dominio feudale. La nobiltà era suddivisa in tre gradi, i vassalli in due e così pure i contadini. Il fatto che i nobili praticassero un’arte da combattimento, era teso a sottolineare ancora di più il proprio stato sociale e a distinguere il proprio rango. Tra i secoli XVII e XVIII si verificò un generale impoverimento da parte della classe dei vassalli, che portò gli stessi ad avvicinarsi verso classi inferiori e molti di loro divennero artigiani ed agricoltori. Questo è un fatto decisamente importante poiché questo “rimescolio” tra le classi sociali che prima erano rigidamente separate, fece si che poco per volta si vennero a formare canali do trasmissione attraverso i quali si sono diffuse le arti marziali, che erano esclusive solo della nobiltà.
Dai documenti storici in possesso risulta che il karate non si sarebbe evoluto sino alla forma attuale senza il contributo e i contatti con l’arte cinese. Sostanzialmente l’arte da combattimento cinese si è sviluppata in Okinawa attraverso tre vie fondamentali.

Viaggiatori giunti ad Okinawa, provenienti dalla Cina.Tra gli anni 1371 ed il 1866, una delegazione dell’imperatore cinese si è recata a Ryukyu, allo scopo di nominare il re dell’isola. Non esistono documentazioni sul fatto che i componenti di queste delegazioni abbiano avuto contatti con le popolazioni del luogo, tuttavia è ragionevole pensare che queste delegazioni costituite sia da civili che militari, siano uscite dal villaggio di Kume, dove fra l’altro dovevano soggiornare per parecchi mesi. Inoltre dal XVIII secolo i contatti con la Cina divennero ancora più frequenti mediante la delegazione che doveva portare i tributi dell’isola.

Cinesi residenti nell’isola.Era una piccola comunità costituita da un certo numero di famiglie di cinesi che dal 1392, su richiesta diretta del re di Ryukyu si insediarono nel villaggio di Kume. Questa comunità era destinata ad accogliere la delegazione imperiale ogni qual volta quest’ultima si fosse dovuta recare nell’isola. Sebbene dovesse rimanere isolata dal resto della popolazione dell’isola, è probabile che alcune famiglie di nobili di Okinawa abbiano avuto contatti con tale comunità, che in ogni caso manteneva contatti regolari con l’impero cinese. Solo dopo il XIX sec, dopo la chiusura del villaggio di Kume, venne alla luce poco a poco fuori dalle mura quest’arte da combattimento sotto il nome di Naha-Te; Naha infatti era la città da cui il villaggio di Kume dipendeva.

Viaggiatori recatisi in Cina. A partire dal XVII secolo diversi abitanti di Okinawa si recarono in Cina per intrattenere rapporti di tipo commerciale con la Cina. Rimanevano in Cina anche diversi anni ed è possibile, anzi probabile che abbiano avuto il modo di imparare l’arte del combattimento a mano nuda cinese. Dato il poco tempo saranno stati in grado di imparare solo poche cose e magari in modo frammentario. In ogni caso una volta tornati a d Okinawa avranno rielaborato e riadattato alle loro esigenze le sequenze e le tecniche apprese in Cina così in poco tempo. Quindi trasmissione, anche parziale, portò alle popolazioni di Okinawa una conoscenza prevalentemente tecnica e molto meno metodica.
In tutta probabilità vi erano a Okinawa, in modo del tutto indipendente da questi canali di trasmissione, ambienti tra i cinesi privilegiati e abitanti di okinawa agiati, dove si praticavano tecniche di difesa. Quello che mancava in entrambi i casi era una continuità e sistematicità. Le prime scuole di te risalgono agli inizi del secolo XIX e prenderanno il nome dalle città dove risiedevano i praticanti di tali scuole. Si parla quindi di Naha Te, per identificare la scuola dei cinesi del villaggio di Kume di cui faceva parte Naha. Si ricorda pure lo Shuri-Te e di Tomari-Te; quest’ultime rappresentano una rappresentazione dell’arte da combattimento risultato della cultura okinawese.

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